Non leader, ma broker

 

di Raffaella Rojatti

Il risultato elettorale del 4 marzo ha molti padri.

Credo che anche noi, come militanti e quadri del PD di Rignano flaminio, abbiamo grandi responsabilità. Da troppo tempo, il partito non esiste sul territorio, se non nelle sue diatribe interne, e noi subiamo supinamente tanto le decisioni dei livelli superiori che soprattutto gli umori dei cittadini, senza saper dare risposte o intavolare conversazioni.

Siamo abituati a chiedere il voto per il PD come si chiedono le preferenze, sulla fiducia e i rapporti personali, ma poi, finita la campagna elettorale, non abbiamo nessun dialogo con e sul territorio e ci aspettiamo che i cittadini capiscano da soli le scelte di chi governa e amministra senza nessun contributo da parte nostra. Capire scelte politiche complesse richiede uno sforzo, e noi per primi non siamo disposti a farlo e ci facciamo velo delle nostre frustrazioni personali, sul lavoro o nella società in genere, per saltare a conclusioni sommarie, pollice verso o alzato.

Eppure, questo è un approccio che non ci possiamo più permettere. Il mondo in cui viviamo, proprio perché fortemente disintermediato, ha un estremo bisogno di intermediari. I cittadini sono esposti h24 a manipolazioni, notizie false, influencer di dubbia moralità o competenza (vedere video di Pif di oggi) , fatti presentati in modo fuorviante da attori interessati quali i media (a livello nazionale) o nostri avversari (a livello locale).

Se noi non coinvolgiamo i cittadini in un dialogo costante, al momento opportuno non li troveremo dove ci aspettiamo che siano, ma da un’altra parte.

Chi mi conosce sa che anche questo era uno degli obiettivi che mi ero posta nel candidarmi alla segreteria del circolo. Io non credo che la politica locale sia separata da quella nazionale, e non credo che un partito/circolo serva solo a fare le liste per le amministrative. Dobbiamo essere organizzatori di comunità perché, come dice Cristina Tajani, più che di leader abbiamo bisogno di broker:

” In attesa di vedere come andrà a finire la storia, al PD – partito cui insieme ad altri ho deciso di aderire nel momento della sua massima difficoltà – conviene mettersi alla ricerca non di un nuovo capo dalle sperate virtù taumaturgiche, ma di nuovi “broker” sociali, quadri intermedi, organizzatori di territorio e di comunità che siano in grado di stabilire un collegamento durevole e non episodico tra i luoghi dove si fa la società e quelli dove la si interpreta e si prendono le decisioni. Possibilmente attingendo proprio da costoro per costruire una nuova leadership collettiva.”

Non assemblearismo e “uno vale uno”, ma mediazione e intermediazione. Questo è il percorso che mi interessa seguire e di cui, credo, ci sia necessità, in un periodo che vedo denso di insidie non per il PD o per la sinistra, ma per la democrazia.

 

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